La mia vetta segreta
Un viaggio attraverso il tempo, tra memoria e identità
C’è un momento nella vita in cui il passato e il presente si incontrano con la forza di un fulmine. Per me, quel momento è arrivato nell’estate del 2024, sul Monte Faloria, quando mi sono ritrovato esattamente nello stesso punto dove avevo posato i piedi nel 1983. Quarantuno anni dopo. Una vita intera condensata in un istante vertiginoso.
La mia vetta segreta non è solo un libro di memorie. È un abbraccio commosso al passato, una carezza gentile verso tutti coloro che hanno camminato con me. È la storia di un uomo che, sospeso tra cielo e terra sulle Dolomiti, ha capito che non poteva più fuggire da sé stesso.
Una storia che inizia dalla guerra
Il racconto parte dalle radici più profonde: mia madre Mariuccia, adolescente durante la Seconda Guerra Mondiale, che sopravvive al mitragliamento di una corriera e assiste ai bombardamenti su Milano. Mio padre Guerino, partigiano che rischia la vita per salvare famiglie in fuga verso la Svizzera. Due giovani che si incontrano in una festa di paese nel 1950 e scelgono l’amore in un’Italia che rinasce dalle ceneri.
La loro storia è il preludio alla mia. Perché La mia vetta segreta è anche questo: il riconoscimento che portiamo dentro di noi le battaglie di chi ci ha preceduto. Guerre diverse, epoche diverse, ma la stessa essenziale lotta per il diritto di esistere pienamente, di amare liberamente, di essere semplicemente umani.
L’infanzia e le radici
Dalle estati a Pegli con la signora Gerolina e il profumo del caffè dalla napoletana, ai pellegrinaggi alla Madonna della Guardia con mio padre, il libro racconta un’Italia che non c’è più. Un mondo fatto di cortili dove si giocava fino a sera, di case di ringhiera, di vicini che erano famiglia. Un’epoca in cui le porte restavano aperte e i bambini correvano per strada senza paura.
Ma è anche la storia di un bambino che osserva, che sente, che già intuisce di essere diverso senza ancora capire perché.
Gli anni della scoperta
Gli anni Ottanta: un decennio di esplosione culturale, di cambiamento, di libertà apparente. Ma per me, ragazzo di provincia, furono soprattutto anni di silenzi e domande senza risposta. Il libro racconta con onestà dolorosa il primo amore non corrisposto, la scoperta della propria omosessualità in un’epoca in cui essere gay significava vivere nell’ombra.
L’enrosadira: quando le montagne si incendiano
Uno dei momenti più intensi del libro è ambientato a Cortina nel 1983. L’enrosadira, quel fenomeno magico in cui le Dolomiti si tingono di rosa al tramonto, diventa metafora di un’illuminazione interiore. È lì che tutto cambia, che la consapevolezza inizia a farsi strada.
E quarantun anni dopo, tornando nello stesso punto, ho potuto finalmente dire a voce alta, senza paura: “Sì, era questo il mio segreto. Ed era bellissimo”.
Un libro necessario
La mia vetta segreta è un libro necessario perché racconta una verità universale: il cammino verso l’accettazione di sé. È scritto per tutti coloro che si sono sentiti diversi, che hanno lottato con la propria identità, che hanno dovuto nascondere una parte di sé per sopravvivere.
Ma è anche un libro di speranza. Perché dimostra che è possibile arrivare alla vetta, guardare indietro senza paura, e finalmente essere in pace con chi siamo.
Per chi è questo libro
- Per chi ha vissuto gli anni della guerra attraverso i racconti dei propri genitori.
- Per chi ricorda l’Italia degli anni Settanta, Ottanta e Novanta.
- Per chi ha scoperto la propria identità negli anni Ottanta, quando non c’erano modelli né parole.
- Per chi oggi lotta ancora per essere accettato.
- Per chi ama le storie vere, quelle che lasciano il segno.
- Per chi ama viaggiare davvero.
Presentazione ufficiale del libro 29 gennaio 2026
Il 29 gennaio 2026 presso la Sala Rotonda della Biblioteca Pezza è avvenuta la presentazione ufficiale del libro.





“Ho passato una vita a scalare montagne, cercando tra le vette una risposta che avevo sempre portato dentro. Ci sono voluti parecchi anni per capire che la salita più ardua non era tra le rocce, ma dentro di me. Nel trovare il coraggio di guardarmi senza più maschere. Nel perdonare quel ragazzo che soffriva in silenzio. Nell’abbracciare finalmente l’uomo che sono diventato. Questo libro è la mia vetta più alta: quella dove ho imparato che non ero mai stato spezzato. Ero solo in cammino verso casa, verso me stesso.”
Fabiano Conti