Autore: Fabiano Conti
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Ciao a tutti, ecco cosa troverete in questo articolo:
Dove si trova e come arrivarci
Laigueglia è un borgo della Riviera Ligure di Ponente, in provincia di Savona, tra Alassio e Andora. È uno di quei posti che si vivono con un ritmo diverso. Pietro ed io, per godercela davvero, abbiamo deciso di farci un weekend lungo. Non volevamo “fare tutto”, volevamo “sentire” Laigueglia: prenderci tempo, lasciare che il paese ci entrasse addosso piano, senza l’ansia di incastrare tappe una dietro l’altra.
La scelta dell’hotel affacciato direttamente sul mare, poi, è stata la cosa che ha cambiato davvero il ritmo del viaggio. Perché la mattina, appena svegli, c’era questo gesto semplicissimo che sembrava un piccolo rito: aprire la portafinestra, uscire sul balconcino e trovarsi davanti il mare, lì, vicino, presente. Non un mare “da foto”, ma un mare vero, che respira. Nel silenzio dell’alba il rumore delle onde si sentiva di più: è come se riempisse lo spazio tra un pensiero e l’altro, e li mettesse a posto. Ci siamo appoggiati alla ringhiera, ancora un po’ assonnati, e ci siamo guardati con quel sorriso che viene quando ti rendi conto che hai fatto la scelta giusta. L’aria aveva quell’odore pulito di sale, la luce era morbida, e per qualche minuto ci è sembrato di non dover dimostrare niente a nessuno: potevamo solo stare lì, ascoltare, respirare.
Ecco, se ci chiedete qual è stata la sensazione più bella del weekend, forse è proprio questa: affacciarsi e sentire che il tempo rallenta, come se Laigueglia ti dicesse piano “tranquilli, siete arrivati”.
Consigli su come arrivarci:
- In treno: scendete a Laigueglia: dalla stazione raggiungete il mare e il centro in pochi minuti a piedi.
- In auto: percorrete l’A10 e uscite ad Andora oppure Albenga (in base alla provenienza), poi proseguite sulla viabilità ordinaria verso Laigueglia.
Cosa vedere (con calma)
Da qualche anno Laigueglia è entrata tra i Borghi più belli d’Italia e, dopo esserci stati, vi diciamo che si capisce subito perché. Noi l’abbiamo preferita fuori stagione: l’aria è più leggera, i vicoli sono più silenziosi e vi godete quel ritmo da riviera che vi rimette in pace con il tempo.


Abbiamo iniziato dal centro, infilandoci senza fretta nei carruggi. È una di quelle passeggiate semplici ma bellissime: case colorate che vanno dal rosso all’ocra, persiane un po’ consumate dal sole e il mare sempre lì, vicinissimo, a due passi. Passate in Via Dante Alighieri, guardate bene il vicolo principale che i laiguegliesi chiamano “Vico Drito”: sulle facciate, accanto alle porte finestre, si vedono ancora i segni di dove un tempo si appoggiavano le scale esterne per salire al primo piano. E poi c’è un dettaglio che ci ha colpito: molte case erano collegate internamente da piccole porticine, pensate per scappare in caso di attacchi. Camminare qui è come leggere una storia scritta sui muri. Ogni tanto, tra un vicolo e l’altro, si aprono piccole piazzette che guardano il mare. Ci siamo fermati lì, anche solo per una pausa breve: un caffè, un dolce, due chiacchiere, e quella sensazione di essere esattamente nel posto giusto.


Poi siamo scesi sul lungomare, e lì Laigueglia cambia tono: si allarga, respira. Dal molo la vista sulla Baia del Sole è davvero una cartolina, e vi consigliamo di arrivarci con calma, magari verso fine pomeriggio, quando la luce diventa più morbida. Nelle giornate limpide, ci hanno detto che si intravede la Corsica e, d’inverno, le cime innevate delle Alpi Liguri sembrano spuntare direttamente dal mare. Anche quando non si vedono, però, resta quella sensazione di orizzonte enorme che mette buonumore.

A pochi passi dalla spiaggia trovate il Torrione di Levante, l’unico rimasto dei tre costruiti nel ‘500 per difendere il borgo. Gli altri due sono stati distrutti per volere di Napoleone. Oggi è uno degli angoli più fotogenici: il piccolo porticciolo, le barche colorate dei pescatori sulla spiaggia, e quel mix di storia e salsedine che, almeno per noi, è la Liguria nella sua forma migliore.

Ci siamo fermati per un caffè nel bar proprio accanto al Torrione: seduti lì ci siamo lasciati addolcire dal tempo mentre il via vai della gente ci scorreva davanti. È uno di quei momenti semplici che restano: un sorso caldo tra le mani, il mare a due passi, e Laigueglia che scorre davanti a noi come una piccola scena di vita vera.

Proseguita la passeggiata, quando siamo arrivati al Muretto dei Ciclisti ci siamo fermati quasi senza dircelo, come succede davanti alle cose che non ti aspetti. Da lontano sembra solo un muretto sul lungomare, e invece da vicino è un pezzo di storia: una fila di piastrelle con nomi, firme e dediche lasciate dai campioni passati di qui per il Trofeo Laigueglia. Le abbiamo lette una a una, con il mare lì accanto e quell’aria salata che ti entra nei polmoni, e a ogni tessera era come immaginare la fatica, la corsa, l’arrivo.

La chiesa di San Matteo (la sorpresa)
Ci siamo arrivati quasi per caso, infilando un carruggio e seguendo quella sensazione che a Laigueglia ti guida sempre verso qualcosa: luce, silenzio, e poi all’improvviso lei, la chiesa di San Matteo, con la facciata che sembra voler “uscire” verso il paese. Da fuori è già teatrale: un esempio di tardo barocco ligure, tutto movimento e plasticità, come se l’architettura avesse deciso di non stare ferma.

La cosa che ci ha colpito di più, però, è stato l’attimo in cui abbiamo varcato la soglia. Dentro l’aria cambia: si fa fresca, ovattata, e per un momento ti sembra di sentire solo i passi. E poi lo sguardo si alza e si perde negli stucchi: un decoro leggero, quasi “a nuvola”, con quell’eleganza un po’ sorprendente delle cose che non ti aspetti in un borgo di mare. Il sito ufficiale del borgo parla proprio di un decoro rocaille che fiorisce e s’infittisce con un effetto imprevisto: e sì, è esattamente quella la sensazione. Abbiamo iniziato a girare lentamente, come si fa nei posti che meritano rispetto. E ci siamo accorti di una particolarità che rende San Matteo diversa da molte altre chiese “da cartolina”: non è un interno che si legge in un solo colpo d’occhio, è un interno che si scopre a tappe, altare dopo altare. E non sono dettagli messi lì per bellezza: dietro c’è la storia di una comunità che per secoli ha vissuto di mare, di reti e di offerte. Laigueglia racconta che la chiesa, pur su origini molto antiche, è stata sostenuta dalle famiglie del paese e dai pescatori, e questo si sente: è una chiesa grande, solenne, ma con un cuore “popolare”. E poi c’è una curiosità che, se vi capita di visitarla nel periodo giusto (o se siete fortunati), vi resta addosso come un ricordo raro: i cartelami. Sono grandi apparati scenografici in cartone dipinto, legati alle celebrazioni delle Quarantore: una tradizione che unisce arte, teatro e fede in una sola cosa. Solo a pensarci, ci è venuto da sorridere: in Liguria anche la spiritualità, a volte, sa essere scenografia, ma una scenografia fatta per commuovere, non per stupire e basta. Quando siamo usciti, la luce del borgo ci è sembrata più forte. Forse perché dentro San Matteo avevamo rallentato davvero. E ci siamo detti una cosa semplice: in un paese di mare ci aspetti l’orizzonte, non un luogo che ti fa venire la pelle d’oca. Invece San Matteo fa proprio questo: ti sorprende, ti raccoglie, e per qualche minuto ti fa sentire parte di una storia più grande.
La gastronomia (cose da provare davvero)
Laigueglia, per noi, ha il sapore delle cose semplici fatte bene. È un borgo di mare, quindi ti aspetti il pesce. Ma quello che ci è piaciuto davvero è che qui la cucina non cerca effetti speciali: ti conquista con il profumo, con la freschezza, con quelle ricette liguri che sembrano nate per stare accanto alla salsedine.
1) Focaccia (sì, anche a colazione)
Noi la focaccia qui l’abbiamo vista come si vede il pane buono: sempre. Calda, unta il giusto, con quella crosticina che fa “crack” e il cuore morbido. Se vi capita di passare davanti a un forno e sentite quel profumo di olio e lievito… non tirate dritto. Prendetene un pezzo e mangiatelo camminando: è un modo perfetto per iniziare la giornata.
2) Pesto e trofie: il piatto che sa di Liguria
Quando il pesto è buono lo capisci subito: non è aggressivo, non è amaro, è profumato e rotondo. E con le trofie (o con le trenette) diventa uno di quei piatti che ti fanno rallentare da soli. Consiglio da innamorati del dettaglio: se lo trovate con un po’ di patate e fagiolini, provatelo così… è una coccola.
3) Farinata (la “dipendenza” ligure)
Sottile, dorata, caldissima. La farinata è una merenda, un pranzo veloce, una cosa da dividere in due mentre vi sedete un attimo a guardare il mare. Se la trovate appena sfornata, siete fortunati.
4) Il mare nel piatto (senza fronzoli)
A Laigueglia, secondo noi, vale la pena puntare su piatti che rispettano il pesce e non lo coprono:
- Acciughe (ripiene, marinate, fritte: scegliete voi, sbagliare è difficile).
- Fritto misto fatto bene: leggero, asciutto, con quel profumo che ti fa venire fame anche se “dovevi solo assaggiare”.
- Spaghetti alle vongole o con il pescato del giorno, quando il sugo sa davvero di mare e non di cucina.



Il nostro consiglio finale (quello pratico)
Fate così: pranzo di mare “al Pignuin”, e poi nel pomeriggio, tra carruggi e lungomare, qualcosa di semplice al volo (focaccia o farinata). Laigueglia è uno di quei posti in cui la gastronomia non è “una tappa”: è parte del viaggio, come il rumore delle onde mentre mangi.
Un tramonto (e non solo) da portarsi a casa
Ci siamo messi sul lungomare quando il cielo ha iniziato a cambiare colore senza avvisare: prima l’oro, poi il rosa, poi quel blu profondo che arriva piano e ti fa venire voglia di parlare meno. In quel momento ci siamo guardati e abbiamo capito che Laigueglia non è solo “bella”: è uno di quei posti che ti riporta addosso una calma antica, come se il mare sapesse rimettere in ordine anche i pensieri. Siamo tornati via con le tasche piene di piccole cose: i risvegli lenti nella camera dell’hotel affacciata sul mare, le chiacchiere con gli abitanti del posto, il profumo di focaccia, il pesce buono mangiato senza fretta, la passeggiata goduta piano tra i carruggi e il lungomare, il tramonto, la pace e soprattutto la sensazione di aver vissuto un weekend vero, di quelli in cui non serve fare tanto, basta esserci. E mentre l’ultimo sole scivolava dietro l’orizzonte, ci siamo detti che certi borghi non si visitano: si portano dentro. Laigueglia, per noi, è diventata proprio questo.
Al prossimo viaggio. E ricordate: Viaggiare è rallentare!

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